Milano: un restauro archivistico in cambio dell'eternità

Milano: un restauro archivistico in cambio dell'eternità

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 14/10/2019, 11:00

Il Giorno Milano, Mario Consani, 12/10/2019

Milano, salvi una carta? Entri nella Storia
All’Archivio di Stato il nome del benefattore impresso per l’eternità

«Entra nella Storia, salva un documento». Non solo quadri e statue hanno bisogno di restauri: il tempo danneggia anche antiche pergamene, lettere scritte centinaia di anni fa, mappe e disegni, diplomi e dispacci di secoli lontani. Tutte meraviglie di carta che appartengono al patrimonio dell’Archivio di Stato milanese guidato dal direttore Benedetto Compagnoni.
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D’ora in poi chi vorrà contribuire anche con piccole donazioni al recupero di questi documenti potrà davvero godere di una sorta di “immortalità”. In cambio dell’ aiuto economico, non solo i documenti restaurati saranno esposti in mostra con le generalità dei donatori nelle rispettive didascalie, ma nome e cognome del mecenate saranno impressi sulla “camicia” (il contenitore legato in eterno al documento) e faranno così ingresso nella Storia.

Certo potrà costare 800 euro il restauro della pergamena con sigillo in cera con cui l’arcivescovo di Milano Oberto da Pirovano decide su una controversia tra il monastero di San Dionigi e il prete Giovanni di San Giacomo. Ma abbinare il proprio nome a un documento del 1160 ha un indubbio fascino (tanto più che la somma offerta dà un credito fiscale del 65%) E comunque 150 euro possono bastare per il restauro dei disegni del 1600 dei terreni ai confini tra Milano e Venezia. L’elenco della carte da salvare si trova nel sito dell’Archivio di via Senato dove, fra l’altro, riprendono le Domeniche di carta , l’alternativa alle domeniche gratis nei musei.

Il tema di domani è “Sì, viaggiare! Mete e itinerari di viaggio alla fine del Quattrocento” e le visite guidate - ore 16.15 e 17.15 - farano luce sulle ragioni di quei viaggi lontani: per esempio l’impellente necessità di recapitare all’allora duca Gian Galeazzo Sforza una richiesta d’aiuto, scritta in arabo, del sultano di Caraman nella penisola anatolica, destinato a soccombere a Maometto II. Oppure quella di aggiornare un altro duca di Milano, Ludovico Il Moro, su quanto avveniva a Venezia nel 1493 segnalando, en passant, che «per alcuni spagnoli sono trovate certe insule». Che poi, a dirla tutta, era proprio la scoperta dell’America...


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