Riforma del MIBACT: stato dell'arte

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Re: Riforma del MIBACT: stato dell'arte

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 06/12/2019, 10:40

Miriconosci? Un commento molto preciso e severo su aspetti molto problematici dell'ennesima riforma del MIBACT a firma di Franceschini

La bozza della nuova, ennesima riforma del Ministero dei Beni Culturali è arrivata ai sindacati il 2 dicembre:
il 3 dicembre quella bozza veniva presentata alla stampa come la nuova riforma. E questo basterebbe per essere infuriati
con un potere che ormai non ha nessun rispetto degli spazi democratici.
...
La riforma toglie alle Soprintendenze molte competenze, quali le concessioni per gli scavi archeologici che vanno a Roma, mantiene quasi tutti i superpoteri che Bonisoli aveva assegnato al Segretario Generale, e soprattutto ricostituisce una delle peggiori istituzioni della prima Riforma Franceschini, che era stata fortunatamente soppressa da Bonisoli: le commissioni regionali.
Sono commissioni in cui siedono tutti i Soprintendenti e i Direttori di musei autonomi della regione, che devono riunirsi per dare l’ok alle “proposte” dei vari Soprintendenti. Come una commissione composta per la maggior parte da non archivisti o da non archeologi (per esempio) possa votare a maggioranza su delibere archivistiche o archeologiche, è un mistero. E infatti si otterranno terribili storture, e più lungaggini burocratiche.

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Re: Riforma del MIBACT: stato dell'arte

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 05/12/2019, 19:44

Corsera, Paolo Conti, 03/12/2019

Direzioni e autonomie: la virata di Franceschini

Il ministro annuncia una serie di cambiamenti rispetto agli interventi del predecessore

In quanto alle soprintendenze ne nascono di nuove per alleggerire il lavoro dei «titolari» unici di archeologia, arti e paesaggio.
Eccole: Monza e Brianza; Imperia e Savona; Ascoli Piceno, Fermo e Macerata; Rieti, Viterbo ed Etruria Meridionale; L’Aquila e Teramo; Cosenza; Taranto. Vedono la luce tre nuove soprintendenze archivistiche e bibliografiche: Umbria, Basilicata e Calabria. Nella riorganizzazione appare una nuova Biblioteca nazionale, quella dei Girolamini a Napoli. La parola «ripristino» (e in questo quadro non è un caso) affiora anche per le Commissioni regionali per il Patrimonio culturale. Ecco un altro «ritorno» per l’autonomia organizzativa degli Archivi dello Stato. Confermati gli Uffici esportazione come strutture interne alle soprintendenze locali (Bonisoli aveva accentrato ogni decisione in materia). In quanto alla capitale, arriva la nuova direzione Musei statali di Roma (ma mancano particolari definitivi) e resta la direzione regionale del Lazio.

Altre novità non secondarie. Per le continue emergenze dettate dal clima (acqua alta a Venezia) e dalle catastrofi naturali (terremoti)
arriva una direzione generale per la Sicurezza del Patrimonio culturale: coordinerà le prime decisioni operative e le task force interne di intervento, progetterà le ricostruzioni. Ha commentato Franceschini: «A ogni evento drammatico spesso ci chiediamo chi debba agire per primo e come. La direzione generale saprà da subito come fare». Debuttano sia la nuova soprintendenza nazionale per il patrimonio subacqueo (con una sede principale a Taranto, ma con centri operativi anche a Venezia e a Napoli) che l’Istituto per la digitalizzazione del Patrimonio (la Digital Library). Rafforzata la direzione generale Creatività contemporanea, che si occuperà di rigenerazione urbana, periferie, industrie culturali e creative, fotografia, design e moda.
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Re: Riforma del MIBACT: stato dell'arte

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 04/12/2019, 3:01

Roma, 03/12/2019

NUOVO REGOLAMENTO DI RIORGANIZZAZIONE DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E PER IL TURISMO

Dopo la presentazione ai sindacati, al Consiglio superiore dei Beni culturali e in seguito all’approvazione del Cdm, il Ministro Franceschini ha illustrato questa mattina alla stampa il nuovo regolamento di riorganizzazione del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. Al centro il ritorno del turismo, il rafforzamento della tutela, una forte attenzione alle industrie culturali e creative e l’autonomia per i musei.

Con il ritorno del turismo al MiBACT nascono anche dieci nuovi musei autonomi e dieci nuove soprintendenze; tre nuove direzioni generali – turismo, creatività contemporanea, sicurezza del patrimonio culturale. Nasce l’Istituto per la digitalizzazione del patrimonio, la Digital Library italiana; la Soprintendenza Nazionale per l’Archeologia Subacquea; il rafforzamento dell’Archivio Generale dello Stato di Roma e della rete degli archivi; il potenziamento dell’autonomia degli istituti scientifici del Ministero e delle biblioteche a partire da quella dei Girolamini di Napoli che diviene biblioteca nazionale.

Queste le principali novità del regolamento voluto da Franceschini che, come lui stesso ha detto oggi in conferenza stampa, ‘si muove su quattro assi’: “Integrare nuovamente il turismo con le politiche culturali”; “potenziare le funzioni di tutela, anche incrementando il numero di presidii sul territorio”; “rafforzare le strutture per la creatività contemporanea e la digitalizzazione”; “rilanciare l’autonomia dei musei e migliorare l’efficienza organizzativa”.

Roma, 3 dicembre 2019

Nuovo Regolamento, slides
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Istituite le soprintendenze archivistiche e bibliografiche di:
Umbria;
Basilicata;
Campania.

“Verrà creato nel nostro Paese un istituto per la digitalizzazione del patrimonio culturale, in altre parole una digital library in cui si troverà il patrimonio infinito, unico al mondo, fatto da 101 archivi, dalle biblioteche, dagli archivi fotografici delle soprintendenze e dei nostri istituti culturali. La digitalizzazione di questo patrimonio è una sfida che non ha eguali al mondo, forse il progetto più ambizioso di tutti”.

[urlhttp://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_2125921729.html]CULTURA, FRANCESCHINI NASCE LA DIREZIONE PER LA SICUREZZA DEL PATRIMONIO[/url]
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Re: Riforma del MIBACT: stato dell'arte

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 25/11/2019, 0:05

AgCult, 18/11/2019

Dl Ministeri, via libera della Camera: è legge. Ecco cosa prevede per il Mibact
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Ritorno del Turismo, aperture straordinarie, assunzioni e personale Ales: tante le misure che interessano il Collegio Romano

Via libera della Camera, dopo l’ok del Senato con 139 “sì”, 104 “no” e 6 astenuti, al decreto sul riordino dei Ministeri. Il provvedimento ha ricevuto 285 voti favorevoli e 155 contrari. Il Dl, tra le altre cose, trasferisce nuovamente al Ministero dei beni e delle attività culturali le funzioni in materia di turismo attualmente esercitate dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Il Dl Ministeri è stato approvato nello stesso testo che ha ricevuto il via libera del Senato. Diversi gli emendamenti approvati a Palazzo Madama che hanno in parte modificato il Dl. Tra questi, i soldi che musei, siti archeologici e luoghi di cultura recuperano dei biglietti d'ingresso potranno essere utilizzati anche per prevedere aperture straordinarie. Al Mibact saranno poi assunti a tempo indeterminato 150 persone per assicurare “servizi essenziali di accoglienza e di assistenza al pubblico, di vigilanza, protezione e conservazione dei beni culturali in gestione” per gli istituti e luoghi di cultura come musei e siti archeologici. Le stabilizzazioni avverranno “nelle more dell'espletamento delle procedure concorsuali” indette nel 2019. Sarà un decreto del Mibact, insieme alla Funzione pubblica, a indicare la procedura selettiva, l'inquadramento della dotazione organica e ripartizione tra i diversi istituti o luoghi di cultura. ...
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Re: Riforma del MIBACT: stato dell'arte

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 26/09/2019, 8:12

ANAI - Lettera al Ministro per i beni, le attività culturali e il turismo On. Dario Franceschini
Roma, 16 settembre 2019

All’on.le Dario Franceschini
Ministro per i beni, le attività culturali e il turismo
gabinetto@beniculturali.it

On.le Ministro,
Nell’augurarLe buon lavoro nella rinnovata veste di responsabile del Ministero, a nome dell’Associazione nazionale archivistica italiana che mi onoro di presiedere, vorrei rappresentarLe alcuni dei principali problemi che in questo momento preoccupano gli archivisti italiani e quanti hanno a cuore le sorti del patrimonio archivistico nazionale. L’Anai svolge dal 1949 il ruolo di rappresentanza in ogni ambito culturale, tecnico-scientifico, amministrativo, giuridico e legislativo in merito all’esercizio della professione archivistica. In particolare, Anai ha contribuito e contribuisce in ogni sede, fin dalla sua costituzione, alla definizione degli orientamenti e delle scelte di politica archivistica e di tutela delle professionalità impegnate.

Il recente concorso per funzionari, benché sia giunto all’assunzione anche di tutti i candidati idonei, non ha colmato le lacune che nel frattempo si sono determinate nelle fila dei funzionari archivisti, progressivamente depauperate dai continui pensionamenti. La minore incisività dell’operato delle Soprintendenze e degli Archivi di Stato ha determinato una situazione che, assieme alla drammatica carenza di dirigenti archivisti (ormai ridotti a reggere non meno di due, e talvolta tre istituti), penalizza drammaticamente anche le possibilità di lavoro dei liberi professionisti in tutti gli archivi sottoposti alla tutela del Ministero.
A questo si aggiungono le recenti modifiche all’assetto organizzativo del Ministero stesso che prevedono misure fortemente negative per il settore degli archivi e che, infatti, hanno causato le proteste di tutta l’area professionale, fra cui si segnala la lettera dei direttori degli archivi di Stato non dirigenziali che avrà trovato sul Suo tavolo nell’iniziare il lavoro.

In ragione di tutto ciò, a nome del Consiglio direttivo nazionale, ritengo di dover sottoporre alla sua attenzione, nell’appunto che allego, alcune questioni, parte delle quali sono già state oggetto della sua attenzione nel corso del precedente mandato e che rivestono un carattere di particolare delicatezza e urgenza. Si tratta di criticità di sistema e organizzative rispetto alle quali Anai avanza alcune proposte che confido di poterLe illustrare nel corso di un incontro che mi auguro di avere quanto prima con Lei o con gli uffici di diretta collaborazione a seguito di questa nota.

Il mondo degli archivi attende dal nuovo governo un segnale di attenzione e confidiamo di riceverlo presto.

Con i miei più cordiali saluti,
Micaela Procaccia
Presidente Anai
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Re: Riforma del MIBACT: stato dell'arte

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 22/09/2019, 22:48

Il decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104 (G.U. n. 222 del 21
settembre) riporta la competenza del turismo in capo ai Beni culturali.
La nuova denominazione del dicastero è

Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo

L'art. 1, comma 4, prevede il riordino dell’organizzazione del
Ministero (l'ultima, com'è noto, risale agli inizi di agosto).
È prevista una nuova organizzazione pure del Ministero dell’istruzione,
dell’università e della ricerca (art. 6).
Nella stessa gazzetta è pubblicato anche il decreto-legge 21 settembre
2019, n. 105, «Disposizioni urgenti in materia di perimetro di
sicurezza nazionale cibernetica» per la sicurezza delle reti di
comunicazione elettronica.
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Re: Riforma del MIBACT: stato dell'arte

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 04/09/2019, 13:54

ANAI - Comunicato del direttivo nazionale ANAI sulla riorganizzazione del MIBAC

Roma, 2 settembre 2019

Nello scorso mese di maggio, quando fu presentata per la prima volta la bozza di DPCM di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali, un coro di critiche, si levò per segnalare le numerosissime tare del provvedimento, da parte dei sindacati, del Consiglio superiore per i beni culturali e dei Comitati tecnico-scientifici. L'ANAI sottopose all'attenzione del Ministero una dettagliata analisi delle criticità rilevate per gli archivi; le stesse critiche furono rilevate dal Comitato tecnico scientifico di settore e da molti altri interlocutori con significativa convergenza.

Esse erano solo la spia di un più generale contesto nel quale, come denunciato dallo storico Giovanni De Luna dalle colonne de La Stampa lo scorso 1° agosto, "il ruolo degli Archivi di Stato appare come svuotato dall'interno" infliggendo "una ferita culturale i cui aspetti concreti sono sotto gli occhi di tutti". L'estinzione di personale dirigenziale, di archivisti di Stato, di custodi e di personale amministrativo si aggiunge alla mancanza di nuovi depositi che possano accogliere la documentazione destinata alla conservazione permanente e alla pubblica fruizione, il tutto nel quadro di una povertà di risorse, materiali e culturali, che rende sempre più difficili effettuare gli interventi di ordinamento, inventariazione e, più in generale, di tutela della nostra Storia. Sarà ben difficile salvare gli archivi per la posterità se continueremo ad annichilirli nel presente.

Nonostante tutto questo, il DPCM è stato emanato pressoché invariato il 19 giugno scorso. Si disse allora che le osservazioni sarebbero state tenute in considerazione nel successivo D.M. di articolazione degli uffici.

Riceviamo ora, tramite i sindacati, l'atteso schema di D.M., messo a punto nel bel mezzo della crisi di governo, praticamente in articulo mortis del medesimo, trasmesso dagli uffici del MiBAC con una nota del 14 agosto scorso. È singolare e scoraggiante rilevare come permangano le criticità individuate per il settore archivi a quattro anni dalla riforma Franceschini (infelicissimo accorpamento di Soprintendenze, ancor più deleterio accorpamento di quella siciliana con l'Archivio di Stato di Palermo, di fatto depotenziando le possibilità di intervento dell'unico ufficio statale di tutela nella regione autonoma e molto altro), e come la disattenzione istituzionale abbia prodotto una proposta ancora più inadeguata di quanto immaginato, i cui effetti definiscono palesi distorsioni di organizzazione e competenze.

Infatti, con riferimento alle attribuzioni della Direzione generale Archivi si assiste al paradosso che il solo Servizio I Organizzazione e funzionamento (i cui compiti sono essenzialmente di tipo contabile e di gestione del personale e non è di norma diretto da un dirigente archivista) è abilitato all' "Elaborazione di direttive e circolari esplicative nelle materie di competenza della Direzione generale Archivi" (materie essenzialmente di tipo tecnico-archivistico), mentre risulta radicalmente depotenziato l'unico servizio tecnico diretto da un dirigente archivista, ossia il II, Patrimonio archivistico, costretto a raccordarsi con I' Unità per la programmazione, l'innovazione e la digitalizzazione dei processi presso il Segretariato generale per attività squisitamente scientifiche, da sempre e in tutto il mondo affidate esclusivamente agli archivisti, ovvero l'"Elaborazione di metodologie archivistiche relative all'attività di riordinamento e inventariazione ". E' evidentemente sfuggito all'estensore del testo, ignaro dell'abc del lavoro archivistico, il fatto che l'attività cui si fa riferimento riguarda gli archivi storici e si sostanzia in primo luogo in una ricostruzione storica delle istituzioni e dei soggetti che hanno prodotto gli archivi del passato, per giungere ad una loro descrizione (effettuata secondo regole internazionalmente condivise) che li renda utilizzabili dagli studiosi.

Perché mai un simile lavoro scientifico debba "raccordarsi" con una Unità che "cura il coordinamento dei sistemi informativi del Ministero; promuove e coordina la ricognizione storica e la digitalizzazione, ad opera delle direzioni generali, ciascuna nel proprio ambito di competenza, dell'attività amministrativa posta in essere dallo Stato nella tutela del patrimonio culturale; promuove e coordina la digitalizzazione, ad opera delle direzioni generali, del patrimonio culturale nazionale" è cosa francamente assai poco comprensibile.

Scompaiono tutti gli altri compiti che il corrispondente DM del 2014 attribuiva al Servizio II (che per comodità si riportano in appendice, segnalando in grassetto le parti eliminate) privando l'intero settore di una connotazione tecnica necessaria a garantire sostanza, consapevolezza e futuro ai nostri archivi.

Chi farà tutto questo? Il Direttore generale da solo? Questi compiti, che costituiscono il nocciolo della tutela che un tempo era l'attività istituzionale del Ministero sembrano non aver trovato posto nell'idea di Ministero proposto dall'attuale schema: Non sono attribuiti al Servizio I (che però su questi temi potrà e dovrà, evidentemente emanare circolari) e neppure al nuovo Servizio III, che si occuperà solo di sedi, appalti, valutazione dei dirigenti e trasparenza, in una accozzaglia di compiti giustapposti (quando sarebbe stato meglio un secondo servizio tecnico). Sembra, insomma che negli interessi del Ministro Bonisoli non sia centrale, come invece dovrebbe essere, recuperare il patrimonio documentario disperso o illecitamente esportato, incrementarlo mediante acquisizioni, vigilare sulle esportazioni. Come sembra non interessare al Ministro Bonisoli garantire la consultabilità della documentazione riservata, con buona pace di quanti, a partire dai familiari delle vittime, vorrebbero far luce sui momenti oscuri della storia della Repubblica, promuovere studi e ricerche, o, diffonderle tramite riviste specializzate. C'è di che dar ragione a quanti, nel mondo degli archivi di Stato, chiedono da tempo di uscire da un Ministero inconsapevole della funzione sociale oltre che culturale degli archivi per trasformarsi in una Agenzia indipendente o essere posti alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio.

L'ANAI intende promuovere con forza ogni possibile iniziativa perché questo decreto venga radicalmente modificato, così come sarà indispensabile modificare il DPCM ormai entrato in vigore e si augura che si esca tempestivamente dall'attuale situazione di crisi del governo e si creino le condizioni per una profonda revisione di una impostazione esclusivamente burocratica della gestione del MiBAC , raffazzonata e del tutto ignara della reale attività in un settore strategico per la pubblica amministrazione, e per l'identità del paese, quali sono gli archivi, custodi della storia e della memoria degli italiani e dell'Italia.

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Re: Riforma del MIBACT: stato dell'arte

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 03/09/2019, 23:41

AgCult, 03/09/2019

Riorganizzazione Mibac, Nolè (Cisl Fp): condividiamo preoccupazioni dei Direttori degli Archivi

“Anche gli Archivi pagano un prezzo ‘salatissimo’ alla fretta con cui è stata portata avanti la Riforma Bonisoli. L’ennesimo svuotamento di un settore cruciale per la cultura italiana. Condividiamo in pieno le preoccupazioni che stanno venendo fuori dai Direttori degli Archivi di Stato”. Lo dichiara Giuseppe Nolè, Coordinatore nazionale Cisl Fp Mibac, commentando la lettera dei direttori di Archivio di Stato non dirigenziale – che AgCult ha potuto visionare - nella quale si sottolinea che il regolamento di riorganizzazione del Collegio Romano “presenta gravi criticità relative, specificatamente, all'ordinamento del sistema periferico degli Uffici statali che insistono sul territorio, in particolare nel settore dell'amministrazione archivistica”.

In particolare il Capo VI (Amministrazione periferica) del regolamento “introduce alcune sensibili modificazioni che andrebbero ad alterare l'attuale ripartizione delle competenze affidate, rispettivamente, alle Soprintendenze Archivistiche e Bibliografiche ed agli Archivi di Stato”. Tale alterazione, spiegano, non è “di scarsa portata: essa sancisce, di diritto e di fatto, la subordinazione degli Archivi alle Soprintendenze, senza tuttavia indicare l'entità delle funzioni esercitate dai due organi, né, tanto meno, la loro esatta ripartizione”.
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Re: Riforma del MIBACT: stato dell'arte

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 28/08/2019, 10:04

ICOM, 27/08/2019

Le riflessioni del Consiglio direttivo di ICOM Italia, sul DPCM 19 giugno 2019, n.76
e sui decreti ministeriali del 13, 14 e 16 agosto


Il Consiglio direttivo di ICOM Italia, riunitosi a Roma il 22 agosto, ha manifestato viva preoccupazione per gli effetti di alcune norme contenute nel DPCM 19 giugno 2019, n.76 e nei decreti ministeriali del 13, 14 e16 agosto, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione delle Direzioni territoriali delle reti museali e la limitazione dell’autonomia dei musei, in sintonia con una generale tendenza all’accentramento delle competenze che riguarda tanto la valorizzazione quanto la tutela e che riduce notevolmente l’azione degli organi periferici. ICOM Italia aveva già espresso alcune perplessità in merito al nuovo assetto organizzativo proposto dal ministro Bonisoli nel corso della veloce audizione del 20 marzo scorso e con una successiva nota scritta, pur manifestando apprezzamento per aver salvaguardato gli elementi fondamentali della riforma dei musei del 2014, in particolare

la conferma della definizione ICOM di museo e l’invito a considerare i musei come “luoghi vitali, inclusivi, capaci di promuovere la cultura” nella definizione del progetto culturale;
il riconoscimento dell’autonomia speciale di alcuni musei e dell’autonomia tecnico-scientifica di tutti i musei;
il mantenimento della Direzione Generale Musei, struttura di coordinamento e di indirizzo dei musei, potenziata con un ulteriore Servizio dedicato alle Reti e sistemi museali;
la presenza di strutture periferiche, rinominate direzioni territoriali delle reti museali, per coordinare la gestione e la fruizione di musei e luoghi della cultura statali e favorire l’integrazione delle politiche territoriali di valorizzazione, attraverso accordi con altri soggetti pubblici e privati, la creazione di reti, etc.;
l’attuazione del Sistema museale nazionale, comprendente musei e altri istituti di diversa tipologia e proprietà accreditati in base a criteri di qualità.
Ora l’analisi puntuale del DPCM 19 giugno 2019, n.76 – in vigore dal 22 agosto – e dei decreti ministeriali del 13, 14, 16 agosto, porta a evidenziare alcune criticità.
I. L’AUTONOMIA DEGLI ISTITUTI
II. IL SISTEMA MUSEALE NAZIONALE. COMPETENZE STATALI E REGIONALI
III. LE DIREZIONI TERRITORIALI DI RETI MUSEALI
IV. PROFESSIONALITA’ MUSEALI
V. ORGANI CONSULTIVI
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Re: Riforma del MIBACT: stato dell'arte

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 10/08/2019, 17:46

AgCult, 10/08/2019

Mibac, la crisi di governo mette a rischio anche parte della riforma?

In ballo ci sono i decreti attuativi che devono intervenire sulle nuove strutture introdotte con il Regolamento Bonisoli

La Riforma del Ministero dei Beni culturali messa a punto dal ministro Alberto Bonisoli entrerà in vigore il 22 agosto. Ma non tutte le norme previste saranno subito operative. Molte, soprattutto le maggiori novità organizzative introdotte rispetto all’assetto attuale (le direzioni territoriali delle reti museali, la nuova Dg Contratti, i segretariati distrettuali, gli uffici esportazioni, etc), necessitano di disposizioni aggiuntive per andare a regime. Così è stato anche per il precedente regolamento targato Franceschini quando i decreti attuativi richiesero qualche mese prima di essere emanati. Ma come incide la crisi di governo aperta dalla Lega sul destino della riforma del Mibac?

Il rischio è che, nel caso in cui si optasse per la scelta di elezioni rapide o di un nuovo governo, il ministro Bonisoli non faccia in tempo a emanare i decreti necessari all’entrata in vigore completa del provvedimento. Infatti, se alcune norme da regolare successivamente presentano una natura strettamente tecnica, alcune riguardano invece scelte politiche ben precise che difficilmente gli uffici del ministero potranno prendere in assenza di un ministro a pieni poteri. La palla potrebbe passare quindi a un eventuale successore di Bonisoli.
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Ma anche - e soprattutto -, ci sono molte altre scelte da compiere politicamente molto significative: ci sono ad esempio oltre 90 caselle che devono essere distribuite tra segretariati distrettuali, direzioni territoriali delle reti museali, uffici esportazioni e soprintendenze.

Insomma, la partita della riforma è tutt’altro che chiusa e la crisi di governo potrebbe renderla ancora più ingarbugliata a meno che al ministero non abbiano già pronti i decreti attuativi da emanare in tempi brevi. Anzi, brevissimi.
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