Archivi di stato: un patrimonio in pericolo

Re: Archivi di stato: un patrimonio in pericolo

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 10/01/2020, 0:00

AgCult, 08/01/2020

Mibact, Piccoli Nardelli (Pd): individuare spazi adeguati per Archivio centrale dello Stato

Il ministero dei Beni culturali assuma iniziative per trovare una soluzione utile “ad individuare spazi adeguati per l'Archivio centrale dello Stato, al fine di garantire la praticabilità di nuovi versamenti e, possibilmente, di riaccorpare negli immobili prossimi alla sede dell'Eur la documentazione oggi depositata altrove, garantendone in questo modo le migliori condizioni per la conservazione ...
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Re: Archivi di stato: un patrimonio in pericolo

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 17/12/2019, 0:57

Giornale.it, 16/12/2019, Daniela Uva

Archivi di Stato verso il collasso Così l'Italia perde la memoria

Martedì mattina, sede dell'archivio di Stato di Firenze. Entrare e consultare uno dei preziosissimi documenti custoditi è impossibile: dallo scorso 10 giugno la struttura è chiusa al pubblico due giorni alla settimana. Il motivo? Manca il personale e quindi l'orario dev'essere necessariamente ridotto. A Caserta, se possibile, le cose vanno peggio perché l'archivio è inaccessibile da due anni e così i ricercatori possono solo presentare una domanda per consultare il materiale in formato pdf.

La situazione è di emergenza in tutto il Paese fra aperture a singhiozzo, libri disseminati fra diverse sedi e una forza lavoro in continua contrazione. Come se non bastasse molti archivi sono in affitto da privati, perché i palazzi pubblici che dovrebbero ospitarli sono inadeguati o in costante ristrutturazione. E così va in fumo una marea di denaro dei contribuenti.
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MALE COMUNE
Succede, per esempio, a Genova dove l'archivio storico è ormai chiuso da 15 anni mentre i lavori per rimetterlo a nuovo sono fermi dal 2004. Il risultato è che migliaia di documenti di inestimabile valore sono chiusi in un capannone industriale che alle casse statali finora è costato 113 milioni di euro. Eclatante è anche il caso del polo archivistico di Morimondo, non lontano da Milano. Si trova in affitto dal 2011 in un edificio di proprietà di una finanziaria. Perfino la direzione centrale di Roma deve pagare un canone di locazione: 500mila euro l'anno. Sono 149 le sedi nazionali degli archivi di Stato, di queste 91 sono in affitto per una cifra che ogni anno si aggira su quindici milioni di euro. «La situazione certamente più difficile riguarda l'archivio centrale della Capitale - conferma Federico Trastulli, coordinatore nazionale Uilpa Mibac -. L'immobile è una sede storica monumentale di grande pregio e la mole di documenti da conservare è davvero enorme. Quindi il canone pagato è altissimo».
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I RISCHI
Nel frattempo di questo caos c'è anche chi cerca di approfittare. È successo a Como dove, fra il 1983 e il Duemila, 592 documenti storici e trenta manifesti pubblici sono stati trafugati e poi venduti su internet. Il valore commerciale è di oltre 60mila euro, quello storico è invece inestimabile. Per fortuna il tesoro è stato ritrovato e recuperato dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Torino. Restano però forti preoccupazioni sul futuro di questi luoghi della memoria. Come dimostra anche il caso di Milano dove, qualche anno fa, i dirigenti hanno fatto fatica anche a pagare le bollette. «Queste situazioni estreme dipendono dagli stanziamenti per la gestione ordinaria, così come dai tempi di accredito dei fondi da parte del Mef - dice ancora Trastulli -. Naturalmente la colpa è anche della capacità di spesa non sempre eccellente e dei debiti accumulati nel tempo e mai smaltiti per problemi di carattere gestionale». Nel frattempo gli addetti ancora in servizio si sforzano di mantenere aperte le sedi, anche a costo di sacrifici personali.

«Un tempo questi luoghi erano aperti dalle 8 del mattino alle 18 - ricorda Cremonini -, oggi lavorano necessariamente a singhiozzo perché non ci sono alternative. I problemi sono generalizzati, ma più sentiti in provincia dove alcune sedi rischiano di scomparire insieme con la storia di quei territori». Un rischio da evitare a ogni costo. «Se chiudessero gli archivi di Stato si limiterebbero per sempre la ricerca e l'approfondimento - avverte la docente -. La storia ha sempre bisogno di essere studiata e ripensata, soprattutto alla luce dei cambiamenti propri del mondo contemporaneo».

LE PROMESSE
A questo punto c'è da sperare che il ministro della Cultura Dario Franceschini, che da tempo ha promesso più ossigeno per questi enti, mantenga la parola. «Il ministro ha ribadito di voler rivitalizzare tutti i settori mediante assunzioni, cosa che apprezziamo ma che giudicheremo all'esito dei concorsi - conclude Trastulli -. Dobbiamo assumere, puntare sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e digitalizzare. Serve un piano, un'idea complessiva e stanziamenti importanti».
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Re: Archivi di stato: un patrimonio in pericolo

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 16/08/2019, 8:53

ConsulPress, 14/08/2019, Franco D'Emilio

Salviamo gli Archivi di Stato,
“nostra memoria e storia nazionale”


IL PATRIMONIO STORICO – CULTURALE
DELLA NOSTRA MEMORIA

Puntualmente, eccoci ancora a scrivere della grave crisi organizzativa e gestionale nella quale versano gli Archivi di Stato, uffici dell’amministrazione centrale e periferica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, preposti alla conservazione e valorizzazione del patrimonio archivistico nazionale. Ormai, non è più nemmeno una crisi ricorrente, ma uno stato permanente di difficoltà, disagio che rischia di compromettere inesorabilmente la tutela della nostra memoria pubblica, quindi della nostra storia nazionale.
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Nonostante l’avvicendarsi di governi e ministri dei beni culturali di diversa coalizione o schieramento, che dir si voglia, e nonostante ripetute, ma infruttuose, perché vane, riforme del Ministero in questione, gli Archivi di Stato restano la cenerentola dell’amministrazione pubblica della cultura, assieme alle biblioteche fortemente penalizzati dalla mancanza che i loro utenti garantiscano un ritorno economico a favore dello Stato, come accade , invece, per i musei, i complessi monumentali e gli scavi archeologici. Per legge l’accesso e la consultazione degli archivi, delle biblioteche sono gratuiti proprio per scelta istituzionale dello Stato, consapevole quanto sia di grande ricaduta sociale l’attività di questi istituti culturali ai fini dell’istruzione, della formazione, dell’educazione permanente dei cittadini: ciò parimenti a quanto avviene in tutti i paesi civili, attenti al valore dei beni archivistici e librari.
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Adesso, il consistente numero dei recenti pensionamenti e l’accresciuto, disordinato carico di lavoro dei dipendenti attualmente in servizio, unitamente al rischio di una riduzione degli orari di apertura al pubblico, sono tra i problemi più gravi di questi uffici dello Stato dove si conserva quella memoria pubblica, destinata a divenire fondamento dell’ulteriore percorso della storia nazionale. 1.500 Km. lineari di documenti custoditi costituiscono l’attuale patrimonio archivistico nazionale, al quale, però, ogni anno ne vanno aggiunti altri 25 circa, non sempre, però, accoglibili, data la ristrettezza delle sedi.

La conoscenza della storia è necessaria per evitarne gli errori, per questo se vogliamo comprendere il presente e disegnare il futuro dobbiamo inevitabilmente assicurare lo studio attento del passato raccontato dalle carte in deposito agli Archivi di Stato: qualunque governo cominci a dare un segno di nuovo, diverso impegno. E’ in gioco la nostra identità nazionale!
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Archivi di stato: un patrimonio in pericolo

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 02/11/2012, 1:07

Segnalo che nell'ultima puntata di Atlantide, la rubrica televisiva di Umberto Tozzi su La7, mercoledì 31 ottobre 2012 è stato trasmesso un bel servizio, intitolato:

Archivi di stato: un patrimonio in pericolo

sulla grave situazione in cui si trovano l'ACS e gli archivi di stato italiani.
Oltre a mostrare il valore e l'importanza delle fonti conservate è stato messo in evidenza il problema della carenza del personale e della mancanza di fondi.
Un servizi molto semplice e chiaro che ha messo in evidenza un problema che affligge il nostro patrimonio culturale. Alla fine, Greta Mauro, la conduttrice, ha addirittura lanciato un appello affinché ai nostri archivi si data più attenzione e vengano date le risorse necessarie per garantirne la continuità operativa.

La puntata è visibile sul sito web de La7:
http://www.la7.tv/richplayer/?assetid=50288213
e lo si vede dopo circa 1h 40m dall'inizio della puntata.
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