L'archivistica nei libri di narrativa

Re: L'archivistica nei libri di narrativa

Messaggioda viviana » 01/02/2010, 16:50

Pag. 185
“Gli archivi sono pieni di gente che ama sentirsi al centro dell’universo, neanche avesse un incarico divino.”

Questa frase me la sono sentita dire anch'io, direttamente!
A parte che se trovi un documento ben inventariato, addirittura microfilmato oinformatizzato, gli unici che lo possono dimenticare sono i ricercatori generici (in azienda si chiamano Public Relations managers), perchè gli archivisti, quelli che amano sentirsi al centro dell'universo, sanno benissimo dov'è e cos'è oltre a cosa contiene quel documento.

Vivi
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Re: L'archivistica nei libri di narrativa_ helene Hanff

Messaggioda Rossella Manzo » 25/02/2010, 0:48

È corretto che le lettere private scambiate tra due persone, trascorso il tempo che la normativa considera adeguato per non ledere la privacy o i diritti personali e di terzi, vengano rese pubbliche?
Mi sono riscoperta più volte in disaccordo.
Ma ho appena finito di leggere un libro di Helene Hanff, 84, Charing Cross Road e l’ho trovato piacevolissimo, ricco, carico di sentimento, e utile.
Il libro raccoglie la corrispondenza intrattenuta tra la giovane scrittrice Helene Hanff e i proprietari della famosa libreria antiquaria 84, Charing Cross Road lungo l’arco temporale 1949-1969.
Rispetto alle prime lettere, il tono si fa via via più familiare. Si passa da Gentili signori, quando è Helene a parlare, e Gentile Madam quando è di Frank Doel la mano scrivente, a un Gentile signore per arrivare al Caro Frank quasi da subito, da un lato a un più timido Cara Miss Hanff dall’altro.
Frank Doel è più reticente a passare al Cara Helene. Lo fa, infatti solo a pagina 49 nella lettera del 14 febbraio 1952, dove spiega anche il motivo della sua ritrosia:
“Cara Helene,
sono effettivamente d’accordo che è tempo di lasciar cadere il «Miss» quando le scrivo. In realtà non sono così riservato come lei avrà potuto credere, ma, dal momento che le copie delle lettere che le scrivo vanno negli archivi della ditta, mi pareva più opportuno rivolgermi a lei in maniera formale. Tuttavia, dato che questa lettera non ha nulla a che vedere con i libri, non ne farò nessuna copia”.
Poi riprende in quelle ufficiali con Cara Miss Hanff, anche se solo per poco. Nella lettera del 17 aprile 1952 (a pag. 53) dice: Cara Helene (vede che non mi preoccupo più degli archivi),...” e da qui fino alla fine si abbandonerà all’informalismo.
Sono lettere cariche, colte, piene di umanità e di storia.
Dopo la morte di Frank avvenuta nel 1968 e la chiusura della libreria nel 1970 per ristrutturazione del palazzo in cui era ubicata, la decisione di Helene di voler pubblicare la raccolta, si dimostra anche di grande utilità.
Con riferimento a quanto appena sopra, a pag. 109 si legge:
“L’idea di raccogliere questa corrispondenza in un libro le pulsa nel cuore all’improvviso, come una necessità improrogabile, a scacciare la tristezza che l’ultima comunicazione di Marks & Co le ha trasmesso.
Il bisogno di tenere in vita questo filo sentimentale con «l’Inghilterra della letteratura» che, dipanandosi da 84, Charing Cross Road si è ormai radicato in lei negli ultimi vent’anni, la spinge a ricercare le lettere ammonticchiate su uno scaffale tra i libri, a riorganizzarle per la pubblicazione.”
Ecco un paio di link per ampliare la conoscenza in merito:


http://freespace.virgin.net/angela.garry/frame.htm

http://www.84charingcrossroad.co.uk/

alla prossima
Rossella

Le pagine si riferiscono alla seguente edizione
Helene Hanff, 84 Charing Cross Road, Milano, Grafica Pioltello, febbraio 1989 (terza edizione)
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Re: L'archivistica nei libri di narrativa

Messaggioda GraziaT » 28/02/2010, 19:06

Vi segnalo un delizioso piccolo volume di José Saramago intitolato Tutti i nomi e edito da Einaudi. Racconta di un archivista dell'Anagrafe. Lo consiglio, perché è davvero molto archivisticamente ....coinvolgente!
GraziaT
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Re: L'archivistica nei libri di narrativa

Messaggioda Bernardino » 13/08/2010, 17:25

Nel nuovo romanzo di Iris Hanika il protagonista maschile lavora a Berlino come archivista presso l’Istituto per la "Gestione del Passato" in cui vi è la documentazione sui crimini compiuti durante il Terzo Reich. Il suo compito, come una missione, è quello di trasformare la sciagura storica in privata e per questo è sottoposto a un grande stress interiore, tanto che percepisce se stesso al lavoro come «un sorvegliante del campo di concentramento, solo che oggi i sorveglianti devono vigilare sul ricordo».
Il romanzo parla dell'«industria della Shoah» a cui il protagonista si sente estraneo: «noi sorvegliamo anche i campi di concentramento, perché senza di questi saremmo tutti disoccupati». Ma sarà proprio la visita ad Auschwitz a salvarlo - per paura o indignazione - e a fargli percorrere quella fuga liberatoria che i martiri del lager non sono riusciti nemmeno a tentare.
Il titolo del romanzo è "Ciò che è proprio" di Iris Hanika, edizione Droschl, Vienna, pagine 176, euro 19,00.
Recensione su Avvenire:
http://www.avvenire.it/Cultura/shoah+ro ... 030000.htm
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Re: L'archivistica nei libri di narrativa

Messaggioda Rossella Manzo » 14/08/2010, 8:32

"Segnalato da Alessandro Boretti via Archivi 23".

buona lettura
Rossella


Date: Fri, 13 Aug 2010 11:49:13 +0200
From: "Alessandro Boretti" <A.Boretti@comune.sona.vr.it>


cari colleghi della lista,

segnalo questo articolo de il sole 24 ore del 16 maggio 2010, che rende onore a ad un gruppo di ufficiali anglo americani inviati in italia a seguito delle armate alleate per proteggere i nostri tesori. fra loro, come cita l'articolo, "storici dell'arte, direttori di musei, architetti, archeologi, restauratori e [sì, proprio così] archivisti". la loro storia è racontata nel libro di ilaria dagnini brey "salvate venere! la storia sconosciuta dei soldati alleati che salvarono le opere d'arte italiane nella seconda guerra mondiale". un esempio di come, nonostante la priorità toccasse a bombe, contrattacchi e quant'altro di militare, qualcuno avesse già in mente un progetto. e visti i tempi, non fu cosa da poco.

buona lettura

alessandro boretti

http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com ... 0/35_A.php
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Re: L'archivistica nei libri di narrativa

Messaggioda Rossella Manzo » 21/08/2010, 9:10

"Segnalato da Stefano Benedetto via archivi 23"

Ecco un'altra segnalazione per questa sezione

Rossella


Date: Fri, 20 Aug 2010 10:10:51 +0200
From: "Stefano Benedetto" <stefano.benedetto@comune.torino.it>


Per la collezione di Asterix, gli Altri e gli archivi segnalo:
Jonathan Coe, I terribili segreti di Maxwell Sim, Feltrinelli, 2010, pp. 267-268.
Il padre del protagonista, Harold, ricorda gli anni della sua gioventù: "Già, avevo solo ventun anni, quando venni a Londra per la prima volta, nelle ultime settinae del 1958, mi pare. Non ero andato all'università, e per due anni mi ero rintanato nel tedioso anonimato di un lavoro da archivista a Lichfield, ma un sotterraneo impulso ribelle - il mio orrore giovanile, suppongo, al pensiero di restare per sempre soffocato in quell'ufficio - alla fine mi aveva catapultato lontano dalla sicurezza della mia città natale e della casa dei miei genitori per spedirmi a Londra - a cercare fortuna, come si suol dire".

Stefano Benedetto
Comune di Torino
Divisione Patrimonio, Innovazione e Sviluppo, Lavoro e Formazione professionale, Servizi al Cittadino
Settore Archivi e Gestione documentale
via Barbaroux 32, 10122 Torino
tel. 011.4431810 fax 011.4431818
email <mailto:stefano.benedetto@comune.torino.it>stefano.benedetto@comune.torino.it
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