Ricordo di Giuseppe Scarazzini

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Re: Ricordo di Giuseppe Scarazzini

Messaggioda roberto grassi » 08/10/2009, 10:42

Come riferito nel msg che precede, venerdì scorso si è tento un convegno dedicato a Pino. Diversi interventi ne hanno ricordato la figura.
Io ho dato notizia del lascito che Pino ha disposto a favore degli archivi salodiani, una somma non trascurabile per i nostri magri bilanci. Ho anche illustrato le linee del programma che vorrei impostare, un programma volto alla tutela, conservazione e valorizzazione degli archivi locali.
Qui qualche notizia in più: http://archiviestorie.wordpress.com/200 ... a-di-pino/
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Convegno a Salò in memoria di Giuseppe Scarazzini

Messaggioda Amministratore » 21/09/2009, 0:41

L'ASAR, Associazione Storico-Archeologica della Riviera del Garda
e il Comune di Salò con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura
organizzano un convegno in memoria di Giuseppe Scarazzini dal titolo:
"Navigando nell'Archivio della Magnifica Patria, dalle carte agli uomini"

Interverranno:
- Barbara Botti, Sindaco di Salò
- Marina Bonetti, Assessore alla Cultura del Comune di Salò
- Maurizio Savoja, Soprintendente agli Archivi per la Lombardia
- Luisa Bezzi, Soprintendenza archivistica per la Lombardia
- Roberto Grassi, Regione Lombardia, Direzione Generale Culture, identità e autonomie

Venerdì 2 ottobre 2009, ore 16,00
Palazzo Municipale di Salò - Sala consiliare
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Re: Ricordo di Giuseppe Scarazzini - Luciana Mattioli Ugolini

Messaggioda Amministratore » 04/08/2009, 10:58

Lo sentivi perché si presentava sempre, prima di scorgerlo, in una nuvola.
O di cigarillos Caffè creme o di dopobarba francese.
Non aveva mezze misure e mal sopportava quelli che pretendevano di averne, cosa che è abbastanza frequente in chi deve fare i conti con la sopravvivenza quotidiana, coi figli, la famiglia, il mondo circostante.
Non aveva figli ma una moglie che lo seguiva in modo alternativo a causa della sua assoluta indipendenza da tutto e da tutti, cosa non facile da reggere, a momenti, e si può ben capire soprattutto dopo averlo conosciuto.
Era sempre il primo a presentarsi alla porta d'ingresso degli Uffici Comunali dove è ubicato l'archivio storico e, che fosse inverno buio e rigido o estate afosa, suonava il campanello per farsi aprire dal custode, alle 7,30 in punto, ogni mattino dell'anno, un po' prima dell'apertura ufficiale.
Collegato al profumo di quei sigari che all'aperto erano una sorta di nuvola esotica ma in ambiente chiuso creavano un'atmosfera assolutamente irrespirabile per chi non sa cosa voglia dire essere un tabagista assoluto e convinto, c'era sempre lui.
Lo sapevo oramai quando nel bel mezzo di una passeggiata sul lungolago, all'altezza del duomo, percepivo il suo passaggio odoroso e capivo che sicuramente il dr Scarazzini, che io mi intestardivo a chiamare così, mentre lui voleva essere assolutamente chiamato Pino, era passato di lì e probabilmente se ne stava seduto di fronte a qualche manoscritto da decifrare, nell'Archivio storico parrocchiale.
Il nostro duomo è vicinissimo all'Archivio storico comunale e lui non percorreva più lunghi tratti a piedi a causa della sua malattia invalidante che lo costringeva a percorsi brevi e sempre appoggiandosi ad un bastone a Tau per i giorni comuni dell'anno, e a bastoni da passeggio più raffinati, che comparivano con lui sulla scena accompagnati da giacche di buona fattura e di buon gusto e cravatte intonate, a seconda delle situazioni in cui si trovava.
Era in realtà un po' dandy quando gli sembrava il caso, ma riusciva di contro, ad essere altrettanto improponibile nel suo modo di disprezzare chi aveva di fronte, (se la persona con cui era costretto a dialogare non era di suo gusto) da presentarsi sbrindellato, malconcio, macchiato e sudato come a significare che non valeva la pena, di fronte a tanta nullità, di mettersi in ordine in compagnia di certo suo odiato prossimo.
Ed esercitava questo suo concetto in modo assolutamente inequivocabile, chiaro, perfino imbarazzante per chi gli girava intorno collaborando, per tanta brutale sincerità.
Ma faceva sul serio che è quello che poi conta nella vita, nel bene o nel male, se vogliamo essere persone vere e se vogliamo che il nostro modo di essere sia recepito come qualcosa che ci appartiene, che ci descrive, che ci illustra ai posteri dentro uno spicchio di verità: cosa assolutamente rara in un mondo governato prevalentemente dall'ipocrisia e dalla fatuità di ciò che viene definito, spesso a torto, oggi più che mai, il BELLO.
Che coincide oramai e sempre di più con ciò che appare e che più spesso che mai, oggi sempre più vuoto di contenuto.
Questo suo esporsi per così dire, in modo assolutamente unico, non veniva quasi mai recepito nel modo in cui lui avrebbe voluto, anzi, in un ambiente prevalentemente provinciale come sono un po' tutti i paesi, ricadeva inequivocabilmente su di lui come a dire che era un personaggio ben strano e stravagante, quasi dannunziano ma il vate, vicino a lui, poteva a volte, per originalità, sembrare perfino banale.
Tanto il nostro Pino brillava per semplicità a giorni e per bizzarria assoluta, in altri.
Certamente noi salodiani non possiamo dire di essere incappati in una persona comune, avendolo avuto tra noi, questo è certo.
Amava davvero l'arte.
Per lui il bello era qualcosa da coltivare, da illustrare, da condividere ed era il nostro motore trainante nell'organizzare spostamenti che anche lui potesse reggere, considerando il suo cagionevole stato di salute.
Ci teneva moltissimo e sopportava pazientemente i suoi malanni pur di andare da una città all'altra, dall'alba al tramonto, da un museo all'altro per ammirare e studiare architetture, pittura e arte tutta nostra, italiana.
Come a volerci ricordare che tutto ciò era la nostra identità, come a volercela cacciare bene in testa.
E per stare insieme, perché di certo ragionava sempre sul gruppo: per vocazione non era un solitario, anzi.
Ci si trovava comunque quasi sempre tutti insieme, la sua famiglia e noi dell'archivio, ad ascoltare musica, nelle calde sere d'estate dentro le tante chiesette ricche di storia che circondano il nostro Lago.
Arrivava con un cuscino sottobraccio, si sedeva assolutamente nei primi posti e lì sembrava più tranquillo, quasi felice salvo quando, prima dello spettacolo, i musicisti ritardavano un po' ed allora protestava ad alta voce con una grande grinta.
Cercava la perfezione anche nella musica oltre che nelle persone e nel suo lavoro, e poche volte usciva totalmente soddisfatto, dopo un concerto che comunque, si vedeva, lo tranquillizzava un po'.
Cercava l'assoluto.
Il lavoro era per lui una cosa assolutamente seria e sapeva di essere qualificato come pochi nella sua attività che portava avanti con una meticolosità, precisione, amore per la conoscenza e per la lettura dei testi antichi, come pochi ho visto fare nella mia vita.
E anche per questo ho nostalgia della sua persona anche se a volte, e a periodi anche un po' più che a volte, ho faticato a reggerlo, primariamente per quelle nuvole di fumo che non lo hanno mai abbandonato e che per me erano un problema di respirazione sempre più fastidioso.
La nostalgia viene dal non avere più un pilastro del genere vicino, qualcosa di assolutamente certo e unico a cui appoggiarsi, consigliarsi, esprimersi.
Anche se da tempo era relegato per quella sua terribile malattia tra il letto e una sedia a rotelle che per lui diventavano sempre più opprimenti e odiati; ma sopportava come sempre avevo visto fare, anche nei tempi in cui stava meglio, in modo assolutamente paziente e rassegnato ma mai vinto.
Mi manca la sua battuta pronta, sagace spesso pungente di fronte ai fatti della vita, mi mancano i suoi momenti di commozione, le sue dritte quando il tempo passava e non si riusciva a concludere bene qualcosa.
Mi manca la sua frase preferita nei miei confronti: "Primum vivere, deinde philosophari", anche se non riusciva a convincermi perché se non si è fatti così, come era fatto lui, non puoi buttarti nelle cose della vita a tuffo, se non sei sicura di saper nuotare bene.
Cosa che lui sapeva fare ottimamente con molta grinta e determinazione.
Persone come lui sono sempre preziose e ne sentiamo la mancanza spesso, se abbiamo avuto la fortuna di averle in qualche modo vicine anche se nella convivenza che rende spesso banali anche i migliori, a volte non reggi queste personalità così forti e impetuose che pare a tratti vogliano travolgere tutto e tutti.
In realtà ci ha preso e ce lo ricorderemo sempre io credo, come uno dei nostri maestri più severi ma più validi.

Ciao Pino, scusa se non ti ho mai chiamato così ma mi sembrava di mancarti di rispetto e anche volendo non ci sarei mai riuscita, io sono un po' all'antica.
Ce l'ho fatta solo sottovoce quando sono venuta a salutarti il primo febbraio scorso, dopo la brutta notizia ma sono tornata a casa tranquilla perché finalmente ti ho visto totalmente sereno e in pace; cosa che ti ho augurato tante volte in questi anni, dentro di me, nei momenti in cui era più chiara la tua sofferenza, ma mai prima sono riuscita a cogliere quella espressione di abbandono e di dolcezza che resterà nella mia memoria dopo averti dato il mio ultimo saluto.

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Re: Ricordo di Giuseppe Scarazzini

Messaggioda roberto grassi » 14/04/2009, 9:27

Riprendo il filo dei ricordi che mi legano a Pino Scarazzini. Non solo perché è stato il mio maestro, ma anche perché ripercorrendo il suo lavoro rintraccio la storia, recente, della nostra professione. Qui: http://archiviestorie.wordpress.com/200 ... formatica/
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Re: Ricordo di Giuseppe Scarazzini (di Roberto Grassi)

Messaggioda Amministratore » 06/03/2009, 19:15

Un altro ricordo di Pino Scarazzini, che a partire dall'elaborazione e stampa dei libri "Notizie sugli archivi dei comuni e dei cessati ECA della Lombardia, ricostruisce la collaborazione tra Soprintendenza e Regione Lombardia e l'affermasi di una nuova cultura del lavoro trasmessa da Scarazzini.
"Cooperare sempre, considerare il merito e non il ruolo, puntare alla praticità e alla efficacia. Ecco penso che una eredità importante che Pino ci ha consegnato siano stati questi principi. E su questi si è costruita, con i colleghi della mia generazione, una comune cultura del lavoro."

Un ricordo importante per la storia archivistica, che risale agli anni Ottanta, quasi 30 anni fa, scritto da Roberto Grassi sul suo blog il 5 marzo 2009:
http://archiviestorie.wordpress.com/200 ... /#more-347
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Re: Ricordo di Giuseppe Scarazzini (di Marco Bascapè)

Messaggioda Amministratore » 06/03/2009, 15:43

Voglio dire pubblicamente il mio GRAZIE a Giuseppe Scarazzini, uomo davvero speciale, che ha avuto un ruolo fondamentale anche nella mia piccola personale storia di archivista.
Mi ha generosamente indicato la strada, ha visto lontano e mi ha incoraggiato su un cammino che allora, nel 1987, ero ben lontano dall'immaginare dove avrebbe portato. Penso che, se io fossi stato meno timido e formale, e meno giovane e presuntuoso, avrei trovato in lui anche un amico e un Maestro.
Grazie, il cuore è riconoscente.

Marco Bascapè
(9-02-2009)
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Re: Ricordo di Giuseppe Scarazzini

Messaggioda Bernardino » 25/02/2009, 19:45

Da anni era molo malato e negli ultimi mesi era ormai ridotto a una larva, anche se affrontava con lucidità dignitosa, non senza qualche imprecazione, il suo stato di malato senza ritorno.
"Gli archivisti sono moderati e prudenti", così diceva lui.
Ma sono, anzi devono essere anche molto pazienti.
E lui, che aveva persino studiato un anno di medicina, non ha curato pazienti, ma da vero medico ha curato le carte degli archivi con puntiglio maniacale e alla fine ha dovuto cedere alla malattia e diventare, lui, il paziente affidato alla scienza medica.
E in questi anni di vero e proprio calvario ha dovuto essere "tremendamente paziente" per meritarsi, spero, tutto il paradiso che ci sarà.

Lui che sapeva leggere le carte con acume e vedeva ben oltre quegli scritti.
Lui che aveva uno spirito tanto giovane e attivo da dover patire una malattia così invalidante.
Lui che ha formato decine di giovani alla cultura degli archivi.
Lui che era così cordiale, ironico e a volte caustico da risultare di un'altra epoca.
Lui che aveva una memoria tanto prodigiosa dei capolavori dell'arte in ogni angolo d'Italia da essere una guida senza pari.
Lui che non dimenticava mai l'onomastico o il compleanno di un amico e si faceva presente con uno scritto dalla grande e pulita calligrafia, sino a quando la malattia non lo ha costretto alla cornetta del telefono.
Lui che avrebbe compiuto 75 anni proprio il giorno dopo il suo funerale.
Lui che tanto amava il suo immancabile sigaro, viene sepolto il giorno di San Biagio protettore della gola.
Lui che adesso dorme il silenzio eterno sotto la neve, nella polvere degli archivi e dei suoi libri, tra quei documenti indagati e amati per l'umanità che in essi vive.
Ma noi siamo più soli e ci mancherà tantissimo.
Come mancherà a Roemi a cui diciamo tutto il nostro cordoglio e affetto per un caro maestro che ci ha donato la sua amicizia preziosa.
Che possa riposare in pace...

Bernardino
[saluto letto alla cerimonia funebre di Salò del 3 febbraio 2009]
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Re: Ricordo di Giuseppe Scarazzini

Messaggioda Amministratore » 25/02/2009, 19:39

"Non fiori ma opere di bene":
chi volesse offrire un omaggio, un ricordo a Giuseppe Scarazzini, può farlo con un'offerta alla Clinica che lo ha ospitato e curato con professionalità e dedizione sino alla sua morte, eventualmente sottoscrivendo il 5 per mille.

Fondazione R.S.A. Casa di Riposo di Salò
Residenza Gli Ulivi Viale S. Zane, 10
25087 SALO' (Brescia)
P. IVA 00726460983
C. Fisc. 87000750171
Tel. 036540764

Grazie anche a nome di Roemi, vedova di Scarazzini.
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Ricordo di Giuseppe Scarazzini

Messaggioda ANAI Lombardia » 19/02/2009, 10:43

Segnaliamo un ricordo della figura di Giuseppe Scarazzini, già soprintendente archivistico della Lombardia,
recentemente scomparso, sul blog di Erregi "Archivi, storia, storia"
http://archiviestorie.wordpress.com/200 ... militante/
SPDB
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