Agenda Digitale: aggiornamenti e commenti

Re: Agenda Digitale: aggiornamenti e commenti

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 24/01/2018, 12:20

Un interessante e completo commento del nuovo CAD di Francesco Addante su Facebook , 12/01/2018

Il 12 gennaio 2018 è stato pubblicato in G.U. il Dlgs. n. 217 del 13 dicembre 2017, recante modifiche al “Codice dell’Amministrazione digitale” (“Cad”), che entreranno in vigore a decorrere dal 27 gennaio 2018.

L’esigenza di questa sesta revisione del “Codice” è stata resa utile principalmente per supportare l’attuazione del “Piano triennale per l’informatica” delineato dal Team per la trasformazione digitale.

Il tentativo è quello di mettere al centro un modello di digitalizzazione capace di farsi accettare da cittadini, imprese, e Pubblica Amministrazione. Del resto, la buona digitalizzazione non si impone per legge ma riesce ad imporsi perché funziona: finché sarà più facile presentare un’istanza su un foglio di carta che in digitale, non c’è legge o sanzione in grado di convincere Pubbliche Amministrazioni, cittadini ed imprese ad essere davvero digitali.

Purtroppo la buona digitalizzazione non si compra sul mercato, ma occorrono capaci professionalità che riescano a riorganizzare i processi massimizzando l’ausilio offerto dalle tecnologie, mettendo al centro i soggetti interessati: funzionari pubblici e privati cittadini. La carenza di professionalità con adeguati profili professionali tecnici, di informatica giuridica e manageriali nelle Pubbliche Amministrazioni (e non solo) è l’elemento più critico, come è stato rilevato anche dalla relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle PP.AA., pubblicata il 26 ottobre 2017.

Sicuramente, l’individuazione dell’Ufficio unico per il digitale e la nomina del relativo Responsabile, disposta dall’art. 17, introdotta dalla penultima modifica al “Cad”, è un adempimento irrinunciabile, considerata la specificità del profilo professionale e l’impatto organizzativo. La possibilità, introdotta dal nuovo art. 17, comma 1-septies, del “Cad”, di esercitare le funzioni dell’Ufficio unico in forma associata, offre l’opportunità a molti Enti di piccole ma anche di medie dimensioni di dotarsi di figure competenti e consorziare gli investimenti necessari.

L’aspetto culturale resta comunque quello centrale, che deve essere rimosso attuando “politiche di reclutamento e formazione del personale finalizzate alla conoscenza e all’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché dei temi relativi all’accessibilità e alle tecnologie assistive” (art. 13 del “Cad”).

Tornando al centro della questione, in merito al Decreto “correttivo”, si evince in prima battuta un ulteriore ampliamento dell’ambito di applicazione ai gestori di servizi pubblici, ivi comprese le Società quotate, in relazione ai servizi di pubblico interesse. Il motivo è da ricercare nella filosofia che guida le ultime 2 modifiche del “Cad”, sintetizzato molto bene dal nuovo art. 3, rubricato “Carta della cittadinanza digitale”, secondo cui, “chiunque ha il diritto di usare, in modo accessibile ed efficace, le soluzioni e gli strumenti di cui al presente ‘Codice’ nei rapporti con i soggetti di cui all’art. 2, comma 2 (Pubbliche Amministrazioni, Società a partecipazione pubblica e gestori servizi pubblici)”. Infatti, quando si parla di diritti di cittadinanza digitale, ciò che conta è poter usufruire del servizio in modo semplice, moderno e usabile esteso alla platea più ampia possibile di erogatori di servizi.

Tra i nuovi diritti riconosciuti c’è quello di eleggere il proprio domicilio digitale e di pubblicarlo nei relativi Elenchi. Come noto, tale diritto è un obbligo per Professionisti, Imprese e PP.AA. mediante pubblicazione, rispettivamente, degli relativi indirizzi Pec presso Ini-Pec (“Indice nazionale indirizzi Pec”) e Ipa (“Indice delle Pubbliche Amministrazioni”); dal 27 gennaio 2018 si aggiunge la facoltà da parte di cittadini e “gli altri Enti di diritto privato, non tenuti all’iscrizione in albi professionali o nel Registro delle imprese”, di pubblicare il loro domicilio nel nuovo Indice nazionale dei domicili digitali.

La realizzazione di questo terzo Indice sono affidate ad Agid (“Agenzia per l’Italia digitale”) che dovrà provvedere entro il 27 gennaio 2019 avvalendosi delle strutture informatiche di Infocamere Spa. Al completamento dell’Anpr (“Anagrafe nazionale popolazione residente”), Agid provvede al trasferimento dei domicili digitali contenuti nell’Anpr.

Con decorrenza fissata da un emanando Decreto, dunque, le Pubbliche Amministrazioni dovranno comunicare in digitale, non solo verso Imprese e Professionisti, ma anche verso i cittadini e gli altri soggetti che hanno pubblicato in questo Elenco il loro domicilio digitale come previsto dal comma 4, art. 3-bis del “Cad”, nel quale si dispone che “le Pubbliche Amministrazioni e i gestori o esercenti di pubblici servizi comunicano con il cittadino esclusivamente tramite il domicilio digitale dallo stesso dichiarato. Ogni altra forma di comunicazione non può produrre effetti pregiudizievoli per il destinatario. L’utilizzo di differenti modalità di comunicazione rientra tra i parametri di valutazione della performance dirigenziale ai sensi dell’art. 11, comma 9, del Dlgs. n. 150/09”.

Resta da valutare l’impatto operativo di questa disposizione. Di fatto, il Funzionario che dovrà notificare un atto a un cittadino, prima di tutto, dovrà accertarsi della presenza o meno del domicilio digitale in quel giorno, visto che la facoltà di pubblicare l’indirizzo può essere in qualsiasi momento revocata dall’interessato.

Dovranno pertanto essere adottate soluzioni applicative “smart”, ottimizzate per un ambiente digitale nel quale l’interoperabilità fra applicativi permette ai sistemi di dialogare automaticamente e quindi richiedere ed ottenere il dato in tempo reale.

Nella logica di una più ampia diffusione delle comunicazioni digitali è stato disposto, al comma 2 dell’art. 6-quater del “Cad”, che gli indirizzi Pec pubblicati in Ini-Pec dei Professionisti iscritti in Albi verranno inseriti anche nel nuovo Indice previa comunicazione da parte dell’Agid. L’interessato avrà tempo 30 giorni dalla comunicazione per rifiutare l’inserimento del proprio indirizzo Pec nel nuovo Indice (art. 65, comma 5, Dlgs. n. 217/17). Il fine è chiaro: indurre il Professionista – già obbligato a comunicare in elettronico con la P.A. per gli affari inerenti la propria professione – ad accettare anche le comunicazioni elettroniche che riguardano la sua sfera di privato cittadino.

Si rammenta che altri importanti diritti sono riconosciuti ai cittadini in merito all’uso delle tecnologie già dal 2016, e fra questi il diritto a presentare istanze e monitorare on line l’andamento del procedimento, accedere ai servizi mediante “Spid” (“Sistema pubblico di identità digitale”), pagare mediante Piattaforma “PagoPA”. Qualora tali diritti non vengano riconosciuti da una Pubblica Amministrazione, potranno essere fatti valere presso il Difensore civico del digitale.

Il nuovo art. 17 del “Cad” prevede che tale figura non sia più prevista all’interno dell’Ente ma venga istituita presso Agid al fine di rendere più incisivo il suo ruolo, offrendo al cittadino la possibilità di far valere i propri diritti presso un soggetto terzo autorevole. La segnalazione della presunta violazione dei diritti potrà essere presentata direttamente da un’Area del sito dell’Agid, ed il Difensore civico se la ritiene fondata “invita il soggetto responsabile della violazione a porvi rimedio tempestivamente e comunque non oltre 30 giorni. Le decisioni del Difensore civico sono pubblicate in un’apposita Area del sito Internet istituzionale” (art. 17, comma 1-quater del “Cad”).

Tra gli aspetti che toccano l’operatività, è da ricordare la modifica apportata all’art. 20 del “Cad” in merito alla validità ed efficacia probatoria dei documenti informatici, prevedendo, tra gli strumenti utili a conferirne valore giuridico probatorio oltre alla firma digitale e le firma elettronica avanzata, anche una nuova possibilità di firmare i documenti “previa identificazione informatica del suo autore, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’Agid ai sensi dell’art. 71 con modalità tali da garantire la sicurezza, integrità e immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all’autore”. La novità è dirompente: di fatto si accetta il principio che, in ambiente digitale, dobbiamo ripensare la firma non come un’azione dell’autore sul documento ma come un processo teso a salvaguardare l’integrità e l’autenticità. Procedura sicuramente utile a conferire valore giuridico probatorio alle comunicazione via web, quale la presentazione di un’istanza on line previa identificazione informatica mediante “Spid”.

Altro elemento innovativo del “Correttivo” è l’emanazione di regole tecniche mediante atto Agid pubblicato in Gazzetta Ufficiale in sostituzione del Decreto, la cui procedura di emanazione spesso è stata lenta, non in sincronia con l’evoluzione delle tecnologie. La nuova modalità indicata all’art. 71 del “Cad” prevede che le regole tecniche vengano adottate dopo una breve consultazione pubblica di 30 giorni, anche mediante la “Piattaforma nazionale per la governance della trasformazione digitale” prevista dall’art. 18 del “Cad” e dopo aver sentito le Amministrazioni competenti in materia, quali il Garante della Privacy e la Conferenza unificata.

Rivoluzionaria l’introduzione della “Piattaforma digitale nazionale dati” prevista dall’art. 53-ter del “Cad”, indispensabile per superare la logica a silos delle 160.000 basi dati nel quale è distribuito il patrimonio informativo della Pubblica Amministrazione. Il Progetto ha l’obiettivo di creare le condizioni per condividere in sicurezza i dati, facilitandone così lo scambio ed evitando di chiedere più volte la stessa informazione al cittadino o impresa. Si va dunque oltre alla filosofia degli open data, per i quali è prevista la pubblicazione di dataset aperti e riutilizzabili dal mercato, prevedendo la condivisione di dati utili a fini istituzionali che altrimenti dovrebbero essere richiesti e scambiati di volta in volta. Esempi che vanno in questo senso sono rappresentati dalla realizzazione dell’Anpr (“Anagrafe nazionale popolazione residente”), dal “Repertorio nazionale dei dati territoriali” (“Rndt”), la “Banca-dati dei contratti pubblici” (“Bdncp”), il Casellario giudiziale, il Registro delle imprese, e cosi via.

Il Decreto attuativo nel quale dovranno essere stabilite le modalità di realizzazione della Piattaforma dovrà essere emanato in tempi rapidissimi entro il 27marzo 2018 dal Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Garante per la Protezione dei dati personali e le Amministrazioni. Il compito operativo di implementazione verrà affidato al Team per la trasformazione digitale.

La migrazione verso i Poli strategici nazionali utile a consolidare l’intera infrastruttura informatica della P.A. e garantire un adeguato standard di sicurezza e di continuità operativa è previsto che avvenga anche mediante accordi fra Pubbliche Amministrazioni di cui all’art. 15 della Legge n. 241/90; in tal caso, l’erogazione dei servizi applicativi, infrastrutturali e di dati da parte della P.A. eletta a Polo strategico nazionale deve avvenire con il solo ristoro dei soli costi di funzionamento.

Cercando di estrapolare gli elementi essenziali del Decreto “correttivo” in questione, potremmo individuare almeno 2 direttrici di intervento ritenute strategiche per incentivare la diffusione del digitale nel Paese. La prima tende a diffondere la comunicazione elettronica fra cittadini e Istituzioni, la seconda tenta di sviluppare infrastrutture capaci di far comunicare applicativi mediante la condivisione di dati. Quest’ultima è la vera sfida da vincere per ottenere benefici dalla buona digitalizzazione.
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Messaggioda Sergio P. Del Bello » 24/01/2018, 1:23

FInformazioneFiscale, 23/01/2018

Cos’è il domicilio digitale?

Domicilio digitale: cos'è, a cosa serve e come richiederlo? Ecco quali sono le novità introdotte dal Codice dell'amministrazione digitale pubblicato in GU del 12 gennaio 2018.

Domicilio digitale per tutti e su base volontaria: inizierà dalla primavera 2018 la rivoluzione nel rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione.

Con la pubblicazione del decreto correttivo del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) nella Gazzetta Ufficiale del 12 gennaio 2018 si è tornati a parlare di domicilio digitale e, trattandosi di un’importante novità che cambierà la vita quotidiana dei privati cittadini, in molti si domandano cos’è e a cosa serve.

Con l’introduzione del domicilio digitale nel 2018 i privati cittadini dotati di PEC o di altri servizi di recapito certificati potranno optare per la notifica degli atti della PA direttamente a mezzo mail: multe, cartelle esattoriali o raccomandate, per fare alcuni esempi.

Il domicilio digitale diventerà dunque il proprio recapito telematico, l’indirizzo presso cui si potranno ricevere tutte le comunicazioni inviate dagli uffici della Pubblica Amministrazione.

Cerchiamo di capire di seguito cos’è il domicilio digitale, a cosa serve e cosa cambia con la sua introduzione dal 2018.

Domicilio digitale: cos’è?
Il domicilio digitale è, o meglio dire sarà, l’indirizzo telematico presso cui i privati cittadini potranno scegliere di ricevere gli atti della Pubblica Amministrazione, dagli avvisi di giacenza fino alle cartelle esattoriali.

Ad oggi il domicilio digitale è già obbligatorio per i titolari di partita Iva e, a partire dalla metà del 2018, lo switch off diventerà opzionale anche per i privati.
A cosa serve e quali sono i vantaggi? I cittadini che decideranno di dotarsi di domicilio digitale non riceveranno più le classiche e temute raccomandate colorate nella propria cassetta della posta, ma potranno comunicare con la Pubblica Amministrazione tramite il proprio computer.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione nel rapporto tra cittadini e Stato, che da un lato consentirà alle PA di risparmiare e dall’altro punta a semplificare il rapporto tra privati e PA.
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Re: Agenda Digitale: aggiornamenti e commenti

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 23/01/2018, 0:03

Agenda Digitale, 17/01/2018, di Massimiliano Nicotra, avvocato, Esperto di diritto delle tecnologie, membro del Blockchain Education Network Italia e Niccolò Travia, avvocato, PhD in diritto civile, cultore della materia, socio fondatore di Blockchain Education Network Italia

Documento informatico, come cambia con il nuovo CAD: tutti i dettagli

Per la prima volta, con il testo appena andato in GU, è stabilito un principio di equivalenza. Una nuova modalità di creazione di documenti informatici con efficacia probatoria pari a quelli sottoscritti con firma elettronica qualificata o avanzata. Ecco che significa e le implicazioni

È stato recentemente pubblicato in G.U. il d.l.vo 13 dicembre 2017 n. 217, recante modificazioni ed integrazioni al Codice dell’Amministrazione Digitale (d.l.vo n. 82/2005 – CAD).

L’art. 20 del nuovo decreto sostituisce la formulazione del comma 1-bis, prevedendo che il documento informatico soddisfa il requisito della forma scritta ed ha l’efficacia prevista dall’art. 2702 del Codice Civile, ovverosia quella di fare piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, anche qualora sia “formato, previa identificazione informatica del suo autore, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’AgID ai sensi dell’articolo 71 con modalità tali da garantire la sicurezza, integrità immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all’autore”.

La previsione introduce nel nostro ordinamento una nuova modalità di creazione di documenti informatici con efficacia probatoria pari a quelli sottoscritti con firma elettronica qualificata o avanzata. In particolare, il documento informatico è idoneo a soddisfare il requisito della forma scritta ed assume valenza ex art. 2702 c.c. non più solamente attraverso la sua sottoscrizione con le tradizionali tipologie di firme elettroniche (qualificata ed avanzata), ma anche nel caso in cui il suo autore sia previamente identificato ed il processo garantisca l’integrità ed immodificabilità del documento creato, nonché riesca ad attribuire, in maniera manifesta ed inequivoca, la paternità del documento stesso al suo autore.

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Il nostro ordinamento è stato tra i primi al mondo a sancire il c.d. principio di equivalenza,
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Le firme elettroniche qualificate sono associate ad un certificato elettronico, ossia un attestato elettronico che collega i dati di convalida di una firma elettronica a una persona fisica e conferma almeno il nome o lo pseudonimo di tale persona. La possibilità di utilizzare anche firme elettroniche avanzate, svincolate da un certificato elettronico, era oggi comunque collegata all’utilizzo di un particolare dispositivo ed ad una serie di adempimenti procedurali previsti dagli artt. 55 e seguenti delle regole tecniche in materia (DPCM 22 febbraio 2013).

Con l’introduzione della nuova disposizione l’identificazione del firmatario non è più unicamente affidata alla presenza di un certificato elettronico o all’associazione ex ante di una firma elettronica avanzata al firmatario stesso, bensì si attribuisce all’AgID un potere generale di stabilire i requisiti affinché un processo di identificazione informatica possa dar luogo alla creazione di firme elettroniche con valore pari a quelle già oggi conosciuto nel nostro ordinamento.
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Re: Agenda Digitale: aggiornamenti e commenti

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 17/01/2018, 2:30

Newsletter
n. 1 del 16 gennaio 2018

La PA digitale
a cura dell'Avv. Ernesto Belisario
per agevolare amministrazioni, addetti ai lavori e cittadini nella comprensione delle principali novità del Decreto n. 217/2017, vi rendiamo disponibile il testo del CAD aggiornato con le ultime modifiche, da scaricare in formato .pdf.

Scarica il testo del CAD coordinato e aggiornato con le modifiche del Correttivo 2017
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Re: Agenda Digitale: aggiornamenti e commenti

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 12/01/2018, 20:14

Sulla Gazzetta Ufficiale di oggi 12/01/2018 è stato pubblicato il
decreto legislativo 13 dicembre 2017, n. 217,
contenente disposizioni integrative e correttive al Codice dell’Amministrazione Digitale che entrerà in vigore il 27 gennaio 2018.
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Messaggioda Sergio P. Del Bello » 10/01/2018, 13:20

SPID scadenza per la PA marzo 2018

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Re: Agenda Digitale: aggiornamenti e commenti

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 04/01/2018, 10:25

Due infografiche riguardanti alcuni tappe fondamentali della PA digitale nel 2017 (sotto è indicata la fonte) :
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Re: Agenda Digitale: aggiornamenti e commenti

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 25/12/2017, 3:13

Riepilogo degli adempimenti da effettuare entro fine 2017 da parte dei comuni in materia di #amministrazionedigitale

Entro il prossimo 31 dicembre 2017, tutte le amministrazioni pubbliche (comuni compresi) devono perfezionare i seguenti adempimenti di amministrazione digitale:

- utilizzo esclusivo di SPID (sistema pubblico di identità digitale) per l'identificazione degli utenti nei servizi di nuova attivazione: scadenza ultima mese di marzo 2018;
- attuazione delle misure minime di sicurezza ICT previste dalla circolare AgID n.2/2017 con sottoscrizione digitale - tramite marca temporale - del nuovo modello di implementazione;
- completamento dell'adesione al sistema PagoPA per tutti quei servizi che prevedono il pagamento dei dovuti da parte di cittadini e imprese. Tutte le PA devono quindi inviare ad -
AgID, attraverso il portale di adesione, i piani di attivazione e integrazione della piattaforma abilitante PagoPA nelle loro soluzioni applicative;
- nomina del responsabile per la transizione digitale previsto dall'art.17 del CAD;
- esposizione dei metadati relativi alle banche dati e ai dati aperti (open data) di cui le PA sono titolari, rispettando le specifiche e la semantica indicate nel Piano Triennale per l'informatica nella PA.
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Re: Agenda Digitale: aggiornamenti e commenti

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 24/12/2017, 16:33

Un bilancio molto critico ma realistico del percorso fatto nella PA italiana verso la digitalizzazione nel 2017

Possibile, Armando Mirabella, 21/12/2107

“LA GUERRA COMMERCIALE PIÙ GRANDE DELLA STORIA”: A CHE PUNTO SIAMO CON LA DIGITALIZZAZIONE DELLA PA

Bisogna crederci nella Pubblica amministrazione. Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica amministrazione 2017 – 2019: il documento – realizzato dall’Agenzia per l’Italia Digitale e dal Team per la Trasformazione Digitale – che per la prima volta indica il modello di riferimento della digitalizzazione della PA, non lo fa. La questione che emerge dal Piano, che per la condizione digitale in cui versa il paese abbisogna di ben oltre i tre anni attualmente previsti, è che sembra si sia rotto il patto tra PA e Mercato. L’assunto di partenza è: la PA locale non ce la fa, il mercato la può sostituire. Ma non il mercato fatto di piccole software house che burocratizzano. I problemi li risolvono i grandi player: Amazon (giova forse ricordare che Diego Piacentini, 55 anni, di cui 13 in Apple e 16 in Amazon, è Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale. Attualmente è ancora dipendente Amazon), Facebook, Google, Apple, Microsoft, IBM,… La sensazione è che noi si regali il petrolio a chi lo raffina e i soldi, storicamente, li fa proprio chi il petrolio lo raffina. Eppure ci sono PA che hanno realizzato eccellenze, è il caso per esempio di INAIL, INPS, Agenzia delle Entrate.

La digitalizzazione è una emergenza nazionale che nella PA si cerca di combattere in modo assurdo, a invarianza finanziaria. E che sia un emergenza è reso oggettivo dal DESI 2017 (Digital Economy and Society Index 2017) in cui l’Italia è al 25esimo posto. “Per quanto riguarda l’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese e l’erogazione di servizi pubblici online – si legge nella descrizione a corredo degli indici – l’Italia si avvicina alla media. Rispetto all’anno scorso ha fatto progressi in materia di connettività, in particolare grazie al miglioramento dell’accesso alle reti NGA (Next Generation Access: è la nuova generazione di accesi, vale a dire accessi distribuiti su una rete in fibra ottica (FTTH o VDSL) : dai 20 mega di un’ADSL fino a 100 mega). Tuttavia, gli scarsi risultati in termini di competenze digitali rischiano di frenare l’ulteriore sviluppo dell’economia e della società digitali”. Nell’uso di internet: “le attività online – prosegue – effettuate dagli internauti italiani sono di molto inferiori alla media dell’UE. L’Italia si colloca al 27esimo posto su 28”. Male facciamo anche nei Servizi pubblici digitali in cui: “l’Italia registra buoni risultati per quanto riguarda l’erogazione online dei servizi pubblici (completamento di servizi online) e i dati aperti (open data), ma presenta uno dei livelli più bassi di utilizzo dei servizi di e-government in Europa”. Siamo infatti 25esimi su 28 e in discesa.
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Il primo è l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), la banca dati nazionale nella quale far confluire i dati anagrafici di tutti i residenti in Italia e degli italiani residenti all’estero, che doveva essere realizzato entro il 2014. Nel 2017 si scopre che solo il comune di Bagnacavallo aveva aderito. Da marzo sono riprese le migrazioni verso ANPR e oggi, rispetto agli oltre 8.000, sono attivi sull’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente solo 10 Comuni: 230.000 abitanti…

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Interessante anche il caso del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN), la banca dati del settore agricolo e forestale, che costando 85 milioni di euro l’anno è già giunto a 780 in 10 anni. Ad oggi nessuno può valutare cosa è stato fatto, al punto che adesso Consip lo ha diviso in 4 lotti il cui primo è il monitoraggio del nuovo progetto. Questo Database è una infrastruttura fondamentale la cui assenza fa perdere contributi comunitari su agricoltura e dissesto idrogeologico.

Altro caso eclatante è quello legato alla alimentazione dei dati relativi alla gestione degli arrivi dei migranti. Ad oggi sono prodotti con fogli Excel zeppi di dati sporchi sui quali viene fatta una successiva lavorazione manuale che produce la mancanza di dati just in time.

In tutto ciò, nonostante l’articolo 17 dello sfortunato Codice della Amministrazione Digitale, che cambia ogni 3-6 mesi, l’ultima delle quali l’11 dicembre, manca evidentemente chi svolge il compito di pungolo e monitoraggio. E’ evidente che non basta la “Commissione Parlamentare di Inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni e sugli investimenti complessivi riguardanti il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione”, è necessario assegnare maggiori poteri a Consip e all’ANAC.
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Quello dei servizi digitali è davvero un tema centrale la cui portata in Italia sfugge. Eppure è ormai chiaro che nello scenario globale i dati nel XXI secolo hanno la stessa valenza del petrolio nel ventesimo, così come le Big Four nella economia mondiale oggi sono dominanti quanto lo erano le Sette Sorelle all’epoca. Oggi, infatti, esistono entità che prendono il possesso del nostro sentire, congelato attraverso i comportamenti che realizziamo utilizzando i nostri devices. E quindi al punto (iniziale) in cui siamo, quanto è peregrino l’interrogativo di Raffaele Barberio, presidente di Privacy Italia: “Ma non è questa la guerra commerciale più grande della storia?”.
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Re: Agenda Digitale: aggiornamenti e commenti

Messaggioda Sergio P. Del Bello » 24/12/2017, 16:14

Condivido in toto il commento di Gianni Penzo Doria sull'ultimo "correttivo" del CAD (o meglio della "modifica " a cui farà seguito, continuando di questo passo, la rettifica del correttivo della modifica ....)

Interlex, 20/12/2107

Tre errori sul comunicato del "nuovo" CAD

Nell’articolo apparso recentemente sul vecchio CAD (sì, caro lettore, vecchio come vedremo tra poco), a firma di due tra i principali autori, compaiono tre errori nei primi tre paragrafi. Alcuni di metodo, non solo tecnici. Confido nella preparazione riconosciuta degli autori per porvi rimedio.
Il primo: "Saremo aperti e trasparenti". Trasparenza, sostantivo di cui molti si appropriano, significa rendere disponibile dati, informazioni e documenti. Lo stabilisce, appunto, la legge. Ora, esiste la descrizione dei contenuti, ma non esistono i contenuti, né il documento principale che li rappresenta. Ciò significa che, in primo luogo, soltanto chi ha il testo definitivo come uscito dal Consiglio dei ministri può commentarlo. Ciò impedisce nell’opacità di prenderne piena contezza a chiunque interessato. La trasparenza, giuridicamente, è ben altro.

Il secondo: gioco di squadra tra giuristi e informatici. Si tratta di un errore molto importante negli effetti, nella convinzione che l’amministrazione digitale italiana abbia bisogno solo di due famiglie professionali. Si parla di archivi, di conservazione e di protocollo, ma non sono stati coinvolti gli archivisti. Si parla di documenti e di firme, ma non sono stati coinvolti i diplomatisti. Si parla di organizzazione, ma non si sono coinvolti gli scienziati del management. E, infine, la stessa norma del 2016 aveva correttamente introdotto anche i professionisti dell’informatica giuridica, cosa molto diversa dagli informatici e dai giuristi. Ma com’è possibile? Lieto di essere sonoramente smentito.

Il terzo: il CAD è e rimane il caro e vecchio D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82. Qui dichiaratamente si interviene, su delega parlamentare, solo sul D.Lgs. 179/2016. In pratica, si modifica e si integra un provvedimento di modifiche e integrazioni, che ormai non si contano più. Se questo è un Codice!
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